Ho seguito con grande interesse la presentazione del progetto PON realizzato dalla S.S.S I grado “V.Ruffo” dal titolo “Adottiamo un bene culturale: la Grotta di S. Candida”.
Mi ha molto colpito il bellissimo lavoro svolto dagli alunni sotto la guida esperta e competente dei loro insegnanti interni; la grande professionalità e competenza degli esperti esterni.
E’ l’ennesima riprova, per me che di PON ne ho fatti tanti, che la sinergia tra la scuola e le professionalità presenti sul territorio sono una grande occasione di sperimentare un modo innovativo di trasmettere le conoscenze, che appassionano e coinvolgono i ragazzi.
E’ un modo davvero efficace di utilizzare le risorse europee per far crescere culturalmente l’intera collettività, in questo caso, come in diversi altri, partendo dalla valorizzazione dei “beni culturali” presenti sul territorio, e che a quella stessa Comunità appartengono.
Uno straordinario investimento nella “formazione” dei nostri giovani.
E’ mancato tuttavia il momento di raccordo. Quasi che fosse l’anno zero nella riscoperta di questa straordinaria testimonianza storica.
Con una strana amnesia ci si è dimenticati di dire chi ha riportato alla luce la grotta rendendola fruibile e le varie iniziative che nel tempo sono state realizzate per far conoscere questa realtà alla popolazione.
La grotta di S. Candida, indicata, studiata e disegnata dallo storico cassanese per eccellenza, Nicola Alessandrelli, era sepolta sotto l’edificio scolastico dal 1970.
Vi si poteva accedere solamente calandosi in un tombino della fogna.
Un bel giorno mi fu proposto, in qualità di assessore all’istruzione, da parte di una cooperativa che credo si chiamasse Sinergie e facente capo al gruppo speleologico di Altamura un progetto che prevedeva la realizzazione di un accesso agibile alla grotta dai locali della scuola.
La proposta fu subito accolta da tutta la giunta comunale dell’epoca; furono trovate le risorse e fu dato avvio al progetto. Con il consenso del Dirigente scolastico fu scavata una botola nel laboratorio musicale, fu creata una scala di accesso, un impianto di illuminazione, una prima pulizia dai detriti e il sito divenne fruibile.
Nell’anno scolastico 2003 – 2004 vi fu un PON realizzato dal liceo scientifico che contribuì a riportare alla memoria ciò che Alessandrelli per primo aveva intuito come un preziosa testimonianza del nostro passato: un percorso didattico che valorizzò molto questo “tesoro”. Furono organizzate anche alcune visita guidate dallo speleologo Del Vecchio, che consentirono a molti cassanesi di osservare da vicino il sito.
Ho voluto fare queste precisazioni per rimarcare un passaggio fondamentale. E’ evidente infatti che senza questo lavoro e questa concreta sensibilità dell’Amministrazione dell’epoca, la grotta non sarebbe diventata oggetto di studio da parte dei nostri ragazzi e probabilmente avrebbe continuato a giacere davvero silenziosa per altri cinquanta anni.
Mi resta in testa la domanda: perché ci si è dimenticati di questo fondamentale passaggio?
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Commenti
Si dice sempre che le scuole arrancano nella penuria di fondi: perchè non versare un obolo alla scuola per l'ingresso alla grotta?
Reclamizzatela bene, e qualche migliaio di visitatori all'anno non ve li toglie nessuno...uno o due euro a biglietto, e magari ci esce una fotocopiatrice nuova!