Referendum, D'Ambrosio (M5S) spiega le ragioni del NO

Giuseppe DAmbrosio a Cassano 1

Alla fine è tutta una questione di credibilità, fondamentale per una buona politica.

“Perché dare fiducia ancora una volta a questa classe politica che ogni giorno dimostra il suo chiaro disinteresse per la vita dei cittadini e per il futuro dell’Italia”, dice l’on. Giuseppe D’Ambrosio del Movimento 5 Stelle, intervenuto a Cassano, presso la Sala Consiliare di piazza Rossani, lo scorso 29 ottobre, a sostegno delle ragioni per il NO al referendum del 4 dicembre prossimo, incontro organizzato da “Cassano in Movimento”.

Il parlamentare, cioè, ammette e spiega che a favore del Si, quello per cui anche persone oneste e di buona volontà, non certamente compromesse con l’orgia del potere, ci possono essere anche buone ragioni: dall’eliminazione di un buon numero di parlamentari, al taglio degli stipendi alla soppressione del Cnel.

“Peccato – però – che si tratta quasi sempre di azioni che potrebbero essere compiute da un giorno all’altro nelle sedi parlamentari, senza bisogno di un referendum costituzionale nel quale accanto a cose buone ci sono vere e proprie schifezze”.

E D’Ambrosio passa ad elencarle dinanzi ad un pubblico interessato e vivace, fra cui siedono anche il vicesindaco Davide Del Re e il Sindaco Vito Lionetti, quest'ultimo del Partito Democratico.

Parlamento illegittimo. Chi sta proponendo queste riforme è in realtà illegittimato nel farlo dato che questo Parlamento avrebbe dovuto fare solo la legge elettorale e tornare a nuove elezioni, dopo la pronuncia della Corte Costituzionale sul “porcellum”.

Cambi di casacca.  Ce ne sono stati ben 246 dall’inizio della legislatura. Praticamente una legione. E se si aggiunge che alcuni fra i parlamentari hanno cambiano più d’una volta partito, si arriva alla cifra di 325 cambi fra deputati e senatori.

Costi? Cifre risibili. I costi della politica (e non della democrazia, si badi) sono uno dei cavali di battaglia del M5S. Quanto è costato il Senato nel 2015: 540 milioni di euro (lo 0,064% del Bilancio dello Stato). Quanto è costato Palazzo Chigi, sede del Governo nazionale, sempre nel 2015:  754 milioni di euro, giusto per avere un termine di paragone. Ebbene: secondo la Ragioneria Generale dello Stato, se passasse la riforma e dunque il Sì, il risparmio che si avrebbe sarebbe al massimo di 57milioni di euro ; ma senza calcolare i rimborsi per i nuovi senatori.

Il “nuovo” Senato. Ne dovrebbero far parte Sindaci e consiglieri regionali in rappresentanza dei territori. A costo zero, dicono Renzi e la Boschi. Ma non è vero, dice d’Ambrosio. Quelli che faranno parte del nuovo Senato (3 per la Puglia) manterranno l’identico stipendio di adesso (10mila euro per i Consiglieri di via Capruzzi) ma avranno diritto a rimborsi a cui non sono stati posti limiti. Dunque i presunti risparmi potrebbe andare a finire nel nulla. E parliamo di persone che non sarebbe mai elette dai cittadini ma solo nominati dai Consigli regionali.

 

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Un  Senato più efficiente? Macchè…. C’è chi ha parlato di un passaggio dal “bicameralismo perfetto” al bicameralismo…incasinato! Perché il nuovo Senato, così com’è stato concepito, non farà snellire il lavoro del Parlamento ma si apriranno spiragli per discutere di alcune norme e altre no, lasciandole ad un contenzioso che strariperà.

D’altra parte, ha sottolineato il parlamentare, non è la macchina che non funziona ma la volontà dei politici dato che per la riforma ”Fornero” le due Camere ci hanno messo 19 giorni a licenziarla, per la “Boccadutri” ancor meno: nove giorni mentre per il lodo “Alfano” sono bastate tre settimane. Viceversa per far passare una annacquata legge anticorruzione ci sono voluti 1346 giorni lavorativi!

Ma allora, a chi giova? La tesi del parlamentare pentastellato risale alle ipotesi che grandi gruppi di interesse (vedi la banca d’affari JP Morgan) spingano i Paesi europei ad una costrizione dei diritti dei cittadini, ad un rafforzamento dell’esecutivo a scapito dei Parlamenti, a fare delle nazioni del Sud Europa un mercato di investimenti a basso costo (di manodopera) ed alta redditività, con un mercato del lavoro frammentato, affatto sicuro per i lavoratori, molto redditizio per il capitale.

La proposta del Movimento. Quello che la riforma vorrebbe fare, lo si può fare con leggi ordinarie. “La proposta dei 5 Stelle di tagliarsi della metà lo stipendio – ha detto D’Ambrosio – è stata rimandata in Commissione dai parlamentari che sostengono il Governo: che ci voleva a farla passare? Così come nulla o poco ci vuole a tagliare sprechi, rendicontare le spese, accelerare e migliorare il lavoro delle due Camere, porre il vincolo di mandato o almeno di programma”.

Vivace il dibattito che si è sviluppato dopo l’intervento di D’Ambrosio, con il parlamentare che ha dato risposte più o meno convincenti ma con un punto in comune: se non vi fidate di quello che questa classe politica ha fatto finora, non dategli l’ennesima delega in bianco, votate NO.

Giuseppe DAmbrosio