Scuola, riflessioni di un esodo calcolato e soluzioni

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L’esodo ormai al completo: un chiaro disegno di desertificazione del Sud. Molti di noi saranno costretti ad abbandonare la propria Terra, ma la battaglia dei “nastrini rossi” continua e non si fermerà neppure dopo settembre.

La buona scuola ha un merito: ci ha uniti nella consapevolezza che la riforma deve fare crescere anche il Sud, senza lasciare nessuno indietro.

Da subito abbiamo compreso che il Sud con la 107/2016 sarebbe stato saccheggiato dalla sua “manovalanza intellettuale”, sì perché con i trasferimenti effettuati su tutto il territorio nazionale, di noi insegnanti plurilaureati ed abilitati  e con tanti anni di esperienza nelle scuole e coi ragazzi del Sud, non possiamo che sentirci dei deportati.

Noi neoassunti da nuova fase C non  abbiamo neppure avuto il privilegio di scegliere, come invece è avvenuto per gli assunti negli anni precedenti, le province in cui svolgere la nostra attività di docenti. I nostri algoritmi ci hanno spostati, come delle pedine su di una scacchiera perversa, senza nessuna ratio e soprattutto senza considerare che prima di essere professionisti siamo persone. Siamo insegnanti del Sud non più giovanissimi e con mille incombenze familiari e radici ben salde in Puglia.

Siamo in maggior numero donne, donne che al Sud fanno la differenza perché noi siamo il welfare del meridione. Non rinneghiamo il tanto atteso posto a tempo indeterminato, ma continuiamo a lottare perché le cattedre qui ci sono, ne siamo noi l’esempio concreto con i nostri molteplici anni di precariato nelle Gae (le graduatorie provinciali) di appartenenza, ne sono l’esempio i posti in deroga, oltre tremila solo quest’anno.

Esse sono il segno tangibile che la politica perversa del Governo continua a concedere cattedre di fatto, a tempo determinato. Renderle di organico di diritto, istituire dappertutto il tempo pieno, eliminare le classi pollaio per il Sud contribuirebbe a contrastare abbandono e dispersione, e naturalmente permetterebbe a tutti noi docenti di rientrare in Regione.

Siamo consapevoli che la strada è ancora molto lunga, e questa odiosa stortura che è la “Buona scuola” ha tanto il sapore di una nuova questione meridionale ha però destato gli animi delle istituzioni regionali. Ora chiediamo a gran voce, oltre al rientro di tutti noi docenti neoimmessi in ruolo fuori regione anche la deroga al vincolo triennale e al rientro nel primo ambito di appartenenza e solo qualora non sia possibile in provincia di residenza o in Regione secondo il principio di vicinorietà, con emendamenti in Parlamento per scongiurare l’ennesima questione meridionale.

Noi nastrini rossi sappiamo di non essere soli e siamo ben consapevoli che insieme, compatti, possiamo fare la differenza per finalmente avere giustizia per la gente della Puglia e del Sud. È ora di investire, contribuire alla crescita culturale, economica e sociale della nostra Regione.