Venerdì 25 Maggio 2012
   
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GLI INTERVENTI

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Moltissimi gli interventi al “battesimo” del PdL cassanese da parte di esponenti di partiti e movimenti presenti al Cinema “Vittoria”. Eccone una sintesi.

 

 

 

Michele Ruggiero (Gruppo PdL in Consiglio Comunale) – Vedo il PdL come un partito le cui porte sono chiuse a nessuno. L’importante è che, chiunque, ci stia senza arroganza e presunzione. All’interno di un partito unico sarà più semplice lavorare e risolvere i problemi che il paese e i cittadini continuamente pongono. Auguro quindi a noi tutti che si possa crescere nel rispetto della dignità di ciascuno. Risolleviamo Cassano con il PdL!.

 

 

 

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Piero Guglielmo (Partito Repubblicano Italiano – Delegato al Congresso Nazionale) Il PdL è una scelta strategica del più grande politico del momento, Silvio Berlusconi. E’ un partito nato dal popolo, prima ancora che dalle menti dei partiti, vissuto tra la gente. Ora è un grande movimento non solo una somma di partiti e il Pri ne è parte integrante poiché il PdL è e dovrà essere inclusivo, pluralistico, solidale. Tante cose mi hanno emozionato a Roma dove ero delegato per il Pri: il sentirsi parte di un insieme, il comprendere le ragioni vera di una politica fatta per la gente.

 

 

 

renzino_campanale.jpgOronzo “Renzino” Campanale (vicepresidente del Circolo di An di Cassano) – Sono qui come militante del Circolo di Alleanza Nazionale di Cassano e come uomo che dall’età di 17 anni fa politica nel centrodestra. Ora voglio dare il mio contributo alla nascita del PdL. Non lo nascondo: la fine di Alleanza Nazionale è stata per me un giorno triste, come chiunque credo, dopo 40 anni di militanza vede scomparire il suo partito. Triste e scettico sul fatto che il PdL potesse rappresentare un partito più grande. Poi ho seguito il congresso di costituzione e mi sono ricreduto. Ho capito che si stava costruendo non un nuovo ma un grande partito, più moderno, strutturato, attrezzato a dare ai cittadini quelle risposte che nessun partito, per quanto si sforzi, potrà mai dare anche in un sistema di alleanze. Il sacrificio che ci è stato chiesto e che abbiamo fatto è stato enorme ma è un sacrificio utile, adeguato ad affrontare le sfide del futuro. Come deve essere il PdL a Cassano? Deve coinvolgere tutte le persone che si rispecchiano nei valori del centrodestra, nessuno escluso. Personalmente porterò nel nuovo partito la mia esperienza politica e due principi: l’onestà e il rispetto per le persone, di tutti soprattutto dell’avversario perché chi non rispetta l’avversario non rispetta se stesso.

 

 

 

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Maria Pia Di Medio (Partito Repubblicano Italiano) – Andiamo vanti tutti assieme. Viviamo e rivalutiamo i veri valori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

tony_campanale.jpgTony Campanale (Forza Italia) – Sono rappresentante di FI che però ha vissuto la sua esperienza più ad Acquaviva che a Cassano, paese nel quale sono nato e che mi porto sempre nel cuore.  Ad Acquaviva ho trovato una comunità pronta a badare alle cose concrete, a fatti reali, a non perdersi in inutili chiacchiere. Credo che il PdL sia il luogo in cui nessuno debba ergersi sopra un piedistallo e credo che Cassano questo lo potrà apprezzare perché è una comunità fatta da persone che si trovano tutte sullo stesso piano e dunque si troveranno a loro agio in questo partito.

 

 

 

 

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Pierpaola Sapienza (Presidente Azione Giovani Cassano)La destra, con il PdL, non scompare in Italia ma anzi si rafforza la nostra convinzione che si debba credere sempre più nelle nostre idee che sono l’amore per la nostre terrà, la nostra Cassano, il senso vero di giustizia sociale, il confronto con e fra i giovani, intesi non sono anagraficamente ma come coloro che sentono di voler cambiare. Saremo all’altezza del nostro tempo.

 

 

 

 

 

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Giulia Masiello (Circoli della Libertà) Alla nascita del PdL ho provato le stesse emozioni provate quando nacquero i Circoli della Libertà. Sono sempre stata vicina alle donne e a loro chiedo di darsi da fare, di sentirsi protagoniste, di affiancarci in questa battaglia.

 

 

 

 

 

 

 

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Ignazio Zullo (Consigliere regionale per “La Puglia prima di tutto” e Delegato al Congresso Nazionale) - 

 

Amiche, amici, nel prepararmi al discorso di questa sera mi son chiesto più e più volte: se qualcuno in sala si alza e mi chiede “Ignazio, cosa sono le emozioni” come posso rispondere? Vi confesso che non avrei saputo rispondere se non fossi andato su Wikipedia che ammette questa definizione: le emozioni sono modificazioni psicofisiologiche a stimoli naturali o appresi”.

 

Esistono tre emozioni innate, proprie del neonato, la paura, l’amore e ira. Entro i primi cinque anni di vita si manifestano altre emozioni fondamentali quali vergogna, ansia, gelosia, invidia.

Dopo il sesto anno di età, il bambino matura la capacità di razionalizzare le emozioni puntando sulle emozioni positive per raggiungere i traguardi di vita umana, professionale, sociale e collettiva.

 

Chi in questi giorni, in mezzo a noi e fuori di noi, non ha provato le emozioni innate del periodo neonatale come la paura di perdere le proprie posizioni consolidate, la paura del nuovo e del futuro.

 

Quella paura dobbiamo vincerla cantando Baglioni in quella frase che dice “ l’unica paura che resta del futuro è di non esserci” e noi vogliamo e dobbiamo esserci perchè nella vita si è protagonisti o nessuno.

 

Chi non ha provato ira. Guardate che il Popolo della Libertà ha emozionato anche i comunisti e loro sì che hanno provato rabbia noi assolutamente no! Chi non prova amore, amore per il prossimo, per la propria terra, per il proprio Comune, per i propri figli, per i deboli, per il futuro e per la libertà.

 

Ma se amiamo tutto questo, abbiamo il dovere di metterci in gioco, di spenderci, di dare tutto noi stessi per il cambiamento.

 

L’amico Schittulli, nostro candidato alla provincia, ha coniato uno slogan che mi piace molto: “cambiare si può, cambiare si deve”. E noi cambieremo, a partire da noi stessi, nel e con il Popolo della Libertà.

 

Accanto all’amore, sicuramente, io per primo, abbiamo provato vergogna, ansia, invidia e gelosia perchè spesso siamo ancorati al nostro vissuto con la “patologia del ricordo”. Quando il ricordo è patologico non si fanno passi in avanti verso la riconciliazione e noi dobbiamo guarire, superare gli odi, i rancori e i risentimenti perchè non sono in gioco i singoli con I loro destini ma le collettività con il loro futuro.

 

Le emozioni, la paura, l’ira, la vergogna, l’ansia, la gelosia, l’invidia, l’amore se restano tali e non sono razionalizzate in un percorso associativo che può e deve cambiare noi stessi, il nostro fare, le istituzioni, resteremo sempre allo stato infantile e non saremo mai adulti e maturi per il cambiamento nè capaci di costruire per i nostri figli un mondo migliore degno d’esser vissuto.

 

Diventiamo adulti e maturi ed emozioniamoci nei valori. E quando guardiamo ai valori dobbiamo interrogarci sul nostro “sapersi riconoscere” e sulla nostra “capacità di praticarli”.

 

E i nostri valori, come qualcuno malignamente afferma, non sono “la persona Berlusconi o la persona Fini o la persona tal dei tali”. I nostri valori sono quelli che chi guida autorevolmente il Popolo della Libertà professa come principi di “razionalizzazione delle nostre emozioni” e chi più riesce in questo, non se ne abbiano i nostri avversari, è Berlusconi.

 

Vedete, l’uomo vive di una “sfera dell’emotività” e di una “sfera della razionalità”. L’uomo maturo, pronto ad evolversi, pronto al cambiamento è colui che sa coniugare perfettamente “l’emotività con la razionalità”. Chi si chiude a riccio nella sfera dell’emotività rimarrà bambino, chi, al contrario, si addentra nella sfera della razionalità perderà cuore ed anima. In politica, amici, non si può nè restar bambini nè perdere cuore ed anima.

 

Noi dobbiamo essere adulti, maturi, pronti al cambiamento con il cuore e con l’anima.Cuore, anima, passione, sentimenti dobbiamo mettere in campo con fare positivo e costruttivo nel nostro fare politica perseguendo e praticando i valori del Popolo della Libertà.

 

Non è un compito difficile. Non è difficile per chi ha cuore e anima accettare e condividere con orgoglio l’irrinunciabilità della sacralità della vita e del rispetto della dignità della persona. E, se siamo come siamo, per la sacralità della vita, dobbiamo batterci affinchè non si rinunci alla vita dal concepimento alla morte naturale.

 

Dobbiamo batterci per pratiche politiche di prevenzione dell’aborto e di sostegno alla vita e alla genitorialità responsabile. Dobbiamo batterci per rimuovere gli ostacoli culturali, sociali e assistenziali che portano a dire, come nel caso di Welby o nel caso di Beppino ed Eluana, “non ce la faccio più con questa vita”. Sì, non era la vita che non apprezzavano ma “questa vita”! Una vita di solitudine, di assenze dei servizi, di calo dell’umore in un mondo che è arrivato alla Tac, alla RMN, alla chirurgia robotica ma che ha perso di vista la cosa più semplice, meno costosa, meno complicata: il senso umano del rapporto nella cura e nell’assistenza al malato e alla famiglia.

Come non possiamo aderire al rispetto della dignità della persona e come non apprezzare l’azione di governo nel campo della giustizia, della scuola e dell’università e della riforma della P.A.

Quale rispetto della dignità della persona è nelle gogne mediatiche delle intercettazioni orchestrate tra certa stampa e certi segmenti politicizzati della Giustizia, quale nelle nostre carceri e quale nella nostra incapacità reale di fornire alla pena il valore di certezza e il fine della riabilitazione del condannato.

 

Quale rispetto della dignità della persona può esserci in una Scuola e in un’Università, figlie del sei o del diciotto politico di derivazione sessantottina, che appiattiscono e livellano i nostri figli e i nostri giovani verso il basso, che chiudono le porte al merito per spalancarle al bullismo.

Quale rispetto della dignità della persona incontra il cittadino quando si confronta con l’inefficienza della P.A., con gli sprechi di danaro pubblico, con le code di persone che chiedono l’esenzione ticket, un diritto.

 

Abbiamo un compito grande: iniziare da noi e cambiare la politica per cambiare Cassano perché non si possono confermare né passato, né presente né tampoco i fallimenti. Siamo chiamati a costruire il futuro.

 

Il cambiamento non è semplicemente nella ricerca di un nuovo volto e di un nuovo cognome. Il cambiamento è soprattutto in un nuovo modo di essere, di partecipare, di stare insieme. Il cambiamento è nel saper tramutare quell’idea malsana che si ha dello stare nelle istituzioni “per gestire il potere” nell’idea positiva di essere nelle istituzioni “per spirito di servizio” spendendosi non per sé e per i propri amici ma per la collettività e soprattutto per i più deboli, gli ultimi, quelli che sono spesso invisibili ai nostri occhi e ai nostri cuori.

Il cambiamento è nell’abolizione delle barriere rigide erette artatamente come “muri di Berlino” per impedire la partecipazione, il confronto, il dialogo, le relazioni tra le persone per il semplice motivo che si vorrebbe sopperire alla mancanza di “qualità umane, relazionali, valoriali e professionali” impedendo la crescita dell’altro, livellando in giù, appiattendo il tessuto sociale, culturale ed economico di una città ben sapendo che solo se tutto va in giù, le loro facce possono reggere il confronto. Ma sono ormai facce impresentabili.

 

Cari amici, il muro di Berlino è caduto da tempo, è tempo che, tutti insieme, nel nome della libertà di un popolo, abbattiamo le loro barriere per cambiare i nostri destini e il nostro futuro.

 

Il cambiamento è nel sostituire il “gioco delle lobbyes affaristiche e le scelte di pochi” con i valori della “partecipazione collettiva alle decisioni istituzionali” perché abbiamo il dovere di valorizzare il sistema delle relazioni, il concetto di solidarietà e di sussidiarietà, il fine ultimo dell’azione amministrativa che non può che essere il bene comune perché non serve la ricchezza di pochi ma la stabilità di tutti.

 

Attenti però, il cambiamento passa attraversando due momenti: il momento dell’aggregazione e quello della presentazione. In questo momento aggreghiamoci, riconosciamoci, condividiamo idee, ideali ed obbiettivi. Guai se, nell’aggregare, immaginassimo il Partito degli italiani come il paradiso dove c'è San Pietro che decide chi entra, chi va in Purgatorio e chi va nelle Fiamme.

 

Immagino il PdL come un’area-sistema (non uno spazio recintato) all'interno della quale debbono incontrarsi con coerenza le diverse sensibilità ed identità che per affinità ideologiche si riconoscono negli stessi valori e negli stessi princìpi per sfociare in un processo di ibridazione delle identità funzionale al raggiungimento di obbiettivi condivisi. Senza giudici e senza censori ma con grande slancio di inclusività.

 

Nei prossimi giorni lavoriamo per presentarci alla città, in una squadra presentabile fatta di giovani, donne e persone mature, esperte e appassionate e con fedina penale candida e pura. Dobbiamo credere nella qualità, nella concretezza della politica, nell’accrescimento delle sensibilità e delle competenze, nel legame forte con il territorio e con gli elettori e su questi valori deve giocarsi il confronto tra noi e gli altri e su questo confronto dobbiamo fondare la nostra presentabilità al corpo elettorale. Nel presentarci, non possiamo credere negli amori e negli incanti che sfociano dalla rabbia e dalla delusione.

 

La domanda che mi tormenta è la seguente: “ma se un nostro amico, avversario ma pur sempre amico, fosse stato confermato nel ruolo di “revisore dei conti”, sarebbe stato oggi candidato Sindaco? La risposta a questa domanda avrebbe fornito la dimensione della nobiltà della sua battaglia politica ma non perchè ci interessano i fatti altrui ma per avere un metro di valutazione della nobiltà delle nostre battaglie.

 

La nostra è una battaglia giusta, fatta di opposizione, di strategia della riflessione, di gente oppressa nell’amor proprio, offesa nella dignità più profonda, di gente che ha avuto la dignità di non vendersi e di non svendersi, soffrendo al freddo dell’opposizione ed “evitando di migrare per ristorarsi al sole”. La nostra è una battaglia giusta, di gente che ha creduto ma si è ritrovata delusa, di gente che guarda al futuro e che non accetta la conferma del passato, di gente che vuol contrapporre lo sviluppo all’appiattimento, di gente che crede nella vita e nel futuro come possibilità di riscatto, di gente che sogna di essere artefice e protagonista di una Cassano riconciliata.

 

Di gente che è popolo, popolo di cambiamento, popolo di innovazione, popolo di libertà.

 

Quel popolo siamo noi e tutti quelli che con noi sapranno lottare per la libertà di un popolo, per la libertà di Cassano.

 

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