
“Ora, sulla base di quelle condanne, pende una causa civile in cui il Comune chiede a costoro un risarcimento in solido di oltre 5.000.000 di euro per danni patrimoniali, morali e dell’immagine!
E SAPETE CHI HA TITOLO PER DECIDERE SE PROCEDERE O NO CON LA CAUSA CIVILE?
IL SINDACO!!!!!
Secondo voi, la causa civile intentata dal Comune contro i condannati procederebbe o no, con la Di Medio sindaco?
E la signora “immacolata” non sarebbe in conflitto di interesse”? Ma lo andasse a raccontare fuori da Cassano!
Potete voi fidarvi di un candidato che racconta BUGIE ad ogni piè sospinto?”
Queste frasi le scriveva Teodoro Santorsola nel maggio 2009 su un pieghevole elettorale della lista “Nuova Ideadomani”, per la sua candidatura a sindaco di Cassano. L’articolo era intitolato “La truffa ai cassanesi. Tra ridicolo e menzogna senza vergogna” (come si vede dalla foto sopra).
Il maiuscolo, il neretto e i punti esclamativi sono nel testo, non li abbiamo inseriti noi.
Era il famoso “conflitto di interessi” ovvero l’idea che con la Di Medio in Comune tutta la vicenda della Tributaria che coinvolgeva il marito Giuliani e l'ex sindaco Leporale, sarebbe stata messa a tacere, il Comune si sarebbe “ritirato” dal giudizio contro i sei ex amministratori, rinunciando alla richiesta di risarcimento del danno, stimato in 5 milioni di euro, dieci miliardi di vecchie lire. Una idea che Santorsola e l’ex Gentile cavalcarono per tutta la campagna elettorale, fino all’ultimo comizio in piazza Moro, la sera del 4 giugno 2009.
Era tutta una balla, quella raccontata ai cassanesi da Santorsola.
Il conflitto di interessi non c’era: lo si sapeva dal 2 aprile 2009, il giorno in cui alla prima udienza dinanzi ai giudici del Tribunale di Bari l’avvocato del Comune, Rosavio Greco, ammise che la competenza non era certo di quel consesso ma della Corte dei Conti. Una castello di carta, insomma, costato alle casse comunali (fin’ora) oltre 50mila euro fra consulenze e spese legali.
Ma un castello utile, evidentemente, a creare l’idea che il conflitto c’era, lo si poteva evitare solo con Santorsola sindaco, che chiunque diceva il contrario era un bugiardo.
Anzi, un pennivendolo, venduto al potere e pagato dallo stesso per screditare “il sole” della giustizia santorsoliana.
Come chi scrive queste note, insomma.
Che ha l’abitudine – orribile, per chi detiene il potere, chiunque esso sia – di leggere le carte, fare confronti, porre domande. Senza accontentarsi della “verità infusa”. Colpa, tremenda colpa.
All’epoca solo il sottoscritto, infatti, scrisse sul defunto quotidiano “Il Resto” che il presunto “conflitto di interesse” era in realtà una macchinazione. Col risultato che tanti amici sono diventati “ex”, tante persone hanno tolto il saluto, tanti “estimatori” hanno condannato questa voglia di capire, dicendo che non è concepibile questo “salto della quaglia” da parte di chi ha sempre condannato il sistema di potere leporaliano e ora ci sguazza dentro.
“Il tempo è galantuomo: la verità viene sempre a galla” dice il proverbio.
Ne sono convinto!

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Commenti
Ma soprattutto chi saprà volare.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa il sindaco di Cassano di questa vicenda.
Perchè c'è una buona fetta di cassanesi che è ancora incazzata e dal momento che il sindaco rappresenta tutti dovrebbe prendere posizione.
Il bello è che questa auto l'abbiamo pagata noi cassanesi ad un cittadino......
è per molti è tutto normale, è tutto passato...
IO VOGLIO IL PARAFANGO!
Alle mie spalle di semplice cittadino una cricca si è aricchita. E' stata condannata. Ma non ha pagato. Non ha rimborsato. Ed io voglio vendetta di ciò perchè questa cricca gira per Cassano con i macchinoni da centomilaeuro!!!
Chi mi rappresenta e chi rappresenta tutti è il Sindaco che non può far finta di nulla. Non è giusto. Quella storia non è chiusa.
Il sindaco rappresenta tutti ed il solo fatto di sedere dov'è rappresenta un conflitto di interessi. Perchè nesuno mi convincerà del fatto che si metta al primo posto la propria famiglia. Poi l'interesse dei cittadini. COme è giusto che sia.
Questo articolo è una bestemmia.
Una offesa.
Un giorno la Corte dei Conti presenterà il conto.
Ride bene chi ride ultimo.
E saranno grasse risate.