Traliccio a S. Lucia, una residente: "Il Comune si fermi"

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Spettabile Redazione, 

alla luce degli ultimi sviluppi sulla vergognosa vicenda dell'installando ripetitore telefonico, di cui per prima si è occupata la Vostra testata, ritengo doveroso intervenire ancora una volta, al fine di cercare di fare ulteriore chiarezza ed aggiungere alcuni dettagli, che da poco ho appreso.

Una premessa: nel 2018 ed a seguito di ben dieci anni, vennero pubblicati due studi importanti, frutto di pubblici finanziamenti.

Il primo (NTP, National Toxological Program, finanziato dal dipartimento americano per la Sanità con 25 milioni di dollari) utilizzò 7.000 topi da laboratorio, esponendoli per tutta la vita a radiazioni corrispondenti all'intensità (appena) del 2G e del 3G; nel contempo, l'Istituto Ramazzini di Bologna portò avanti la medesima ricerca, finanziata esclusivamente da privati cittadini, scegliendo tuttavia di usare addirittura frequenze più basse, ossia 50 Volt/metro.

Ebbene, entrambi questi studi (si badi, avvenuti in due continenti diversi) sono giunti alle stesse conclusioni e, a questo proposito, cito quanto riferito dalla Dott.ssa Fiorella Belpoggi, direttrice della ricerca dell'Istituto Ramazzini di Bologna, celebre epidemiologa che studia da 40 anni i legami tra tumori e ambiente: "Come negli USA, abbiamo constatato un aumento statisticamente rilevante del numero dei tumori, rarissimi schwannomi, al cervello e al cuore... bisogna fermare l'avanzata del 5G e informare adeguatamente la popolazione sui rischi" (fonte: ilfattoquotidiano.it).

I detrattori della ricerca, probabilmente al soldo delle multinazionali della telefonia, affermano che la percentuale dei topi che si sono ammalati sarebbe troppo bassa e dunque non significativa (2,4%). Ma allora chiediamoci: se al posto di 7.000 topi ci fossero (come in effetti ci sono) 7 miliardi di esseri umani? Il calcolo del 2,4% su 7 miliardi lo lascio al piacere (o dispiacere) di chi legge. E chiediamoci, ancora, quanti fra i nostri amici, familiari e conoscenti si sono ammalati di cancro negli ultimi dieci anni? Quanti ne sono morti? Ecco, questi sono i numeri, e chiunque di noi è in grado di arrivarci.

Questi numeri sono il prezzo che si vorrebbe farci pagare per quello che qualcuno chiama progresso ma che, invece -e lo ribadisco-, è solo pacchiana e volgarissima speculazione. 

Ed eccomi al punto.

A tutti coloro che se ne infischiano della questione, perché non abitano sulla collina Santa Lucia e quindi non fa differenza se piazzano Mazinga accanto ad una chiesetta rupestre, desidero comunicare che sembrerebbe sia stata richiesta, parallelamente a quella di cui parliamo da giorni, l'installazione di ALTRE OTTO ANTENNE, SPARSE SU TUTTO IL TERRITORIO DEL COMUNE, INCLUSO IL PIENO CENTRO ABITATO: E ADESSO, COME LA METTIAMO?

E ciò non deve sorprendere, perché a partire dall'asta per l'assegnazione delle frequenze del 5G (che, ricordo, rappresenta la nuova frontiera per l'ipercomunicazione di massa e per la comunicazione ubiquitaria), l'innalzamento esponenziale delle radiofrequenze (fino a 61 Volt/metro) e decine di migliaia di nuove antenne sono logica conseguenza.

Il che significa che ci apprestiamo ad essere travolti da un uragano di microonde millimetriche senza precedenti, necessarie a gestire milioni di dispositivi collegati contemporaneamente al di sopra di 10 gigabit al secondo. Questa sperimentazione comporterà l'esposizione della popolazione a campi elettromagnetici ad alta frequenza, ossia con densità espositive e frequenze sinora inesplorate su così ampia scala.

Non so voi, ma io non mi sento fortunata.

Chiedo dunque a tutti i cittadini Cassanesi, senza alcuna distinzione, ma soprattutto chiedo al Sindaco, agli Assessori ed ai Consiglieri tutti, di adoperarsi -coerentemente rispetto a quanto già dichiarato sul web ed al di là di qualsiasi fazione- in modo concreto, per FERMARE immediatamente questo -apparentemente invisibile- sterminio, come ha già fatto il Comune di Scanzano Jonico con appositi provvedimenti amministrativi ed interdittivi, citando il PRINCIPIO DI PRECAUZIONE sancito dall'Unione Europea ed anche i suddetti studi dell'Istituto Ramazzini, pertanto privilegiando la salute della propria popolazione rispetto a qualsiasi altro interesse, sino a quando non saranno acclarati in modo ufficiale ed inoppugnabile i reali effetti di questa nuova tecnologia.