
Si è conclusa con grande successo di pubblico la mostra intitolata “Poenia mascula”, inaugurata il 21 agosto nella biblioteca “Miani- Perotti” di Cassano.L’evento ideato da Vito Stano, autore delle numerose fotografie che hanno mostrato particolari momenti dell’incendio che ha invaso la murgia cassanese il 15 agosto dell’anno scorso, è stato organizzato con il patrocinio del Comune di Cassano e dal parco nazionale dell’Alta Murgia.
Il nome “poenia mascula” si rifà alla pianta endemica che caratterizza il territorio del Mediterraneo, e in questo caso riflette una delle molteplici specie che sono andate distrutte dal fuoco di quel tragico ferragosto.
Questo progetto nasce da un profondo desiderio di denuncia verso quello che è l’atteggiamento spietato e superficiale dell’uomo: infatti il terreno ormai raso al suolo per molti ettari, compreso in una vasta area del parco dell’Alta Murgia, ha fatto emergere due tipi di abuso: il primo riguarda il danno ambientale del rogo, molto probabilmente di origine dolosa, mentre il secondo rivela numerosi oggetti di rifiuto sparsi ovunque, testimonianza indiscutibile di come un territorio unico come questo sia in realtà oggetto di violenza da parte dei suoi stessi abitanti, interessati non a coglierne positivamente ogni minimo ma importante particolare, bensì ad utilizzarlo come discarica per ogni tipologia di rifiuto, sminuendo e danneggiando un grande patrimonio dal valore notevole.
Sono proprio questi gli elementi messi in evidenza dagli scatti del fotografo: paesaggi deserti, ricoperti di nero, che trasmettono angoscia e odore di morte, da cui spuntano alberi di ulivo e sassi tipici della zona, alternati agli oggetti che il fuoco, come per ripicca, ha restituito agli occhi dell’uomo. Tutto questo ha provocato commozione all’animo dei visitatori, soprattutto in coloro che hanno vissuto in prima persona questa drammatica esperienza che un anno fa ha sconvolto una giornata di festa.Ancora più toccante e simbolico è il nastro a fasce bianche e rosse che si stende dinanzi ai paletti che sorreggono le foto: un elemento di grande impatto visivo che immediatamente annuncia il tema tragico della mostra.
“La fotografia come strumento per raccontare attraverso determinati momenti la realtà che circonda l’uomo, il quale non vuole vedere e che quindi uccide.”
Il nome “poenia mascula” si rifà alla pianta endemica che caratterizza il territorio del Mediterraneo, e in questo caso riflette una delle molteplici specie che sono andate distrutte dal fuoco di quel tragico ferragosto.
Questo progetto nasce da un profondo desiderio di denuncia verso quello che è l’atteggiamento spietato e superficiale dell’uomo: infatti il terreno ormai raso al suolo per molti ettari, compreso in una vasta area del parco dell’Alta Murgia, ha fatto emergere due tipi di abuso: il primo riguarda il danno ambientale del rogo, molto probabilmente di origine dolosa, mentre il secondo rivela numerosi oggetti di rifiuto sparsi ovunque, testimonianza indiscutibile di come un territorio unico come questo sia in realtà oggetto di violenza da parte dei suoi stessi abitanti, interessati non a coglierne positivamente ogni minimo ma importante particolare, bensì ad utilizzarlo come discarica per ogni tipologia di rifiuto, sminuendo e danneggiando un grande patrimonio dal valore notevole.
Sono proprio questi gli elementi messi in evidenza dagli scatti del fotografo: paesaggi deserti, ricoperti di nero, che trasmettono angoscia e odore di morte, da cui spuntano alberi di ulivo e sassi tipici della zona, alternati agli oggetti che il fuoco, come per ripicca, ha restituito agli occhi dell’uomo. Tutto questo ha provocato commozione all’animo dei visitatori, soprattutto in coloro che hanno vissuto in prima persona questa drammatica esperienza che un anno fa ha sconvolto una giornata di festa.Ancora più toccante e simbolico è il nastro a fasce bianche e rosse che si stende dinanzi ai paletti che sorreggono le foto: un elemento di grande impatto visivo che immediatamente annuncia il tema tragico della mostra.
“La fotografia come strumento per raccontare attraverso determinati momenti la realtà che circonda l’uomo, il quale non vuole vedere e che quindi uccide.”
È questo lo scopo dell’autore Vito Stano, che, come si evince dalle immagini, non usa queste stesse per il classico scopo di rappresentare “il bello”, ma contrariamente, per mettere in evidenza l’aspetto tragico di cui oggi la murgia cassanese si riveste.È questo stesso elemento che deve scuotere la mente del popolo e di chi ha il compito di guidarlo, affinchè possa essere concretamente avviato un valido progetto di rilancio del paese.
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