Era di 166 anni la richiesta complessiva del pm Guglielmo Cataldi nel procedimento contro quattordici dei diciannove imputati a vario titolo di far parte di un’associazione finalizzata alla commissione di vari reati, aggravati dal metodo mafioso: estorsioni, usura, ma anche gestione di bische clandestine, detenzione abusiva di armi da fuoco e munizionamento da guerra, traffico di stupefacenti, in particolare cocaina e hashish. Tutti personaggi ritenuti legati al boss Salvatore Caramuscio, 43enne di Surbo (nella foto), già condannato all’ergastolo per omicidio volontario e associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga.
Il giudice per l’udienza preliminare, Nicola Lariccia, ha condannato a 16 anni di carcere Giosué Primiceri, 49enne di Trepuzzi, ritenuto un esponente di spicco del gruppo. Per Antonio Caramuscio (fratello di Salvatore) 37enne di Surbo, 8 anni e due mesi; Alessandro Ancora, 32enne di Giorgilorio, è stato condannato a 13 anni e sei mesi; stessa pena per Pietro Rampino, 58 enne di Trepuzzi; 12 anni per Leandro Luggeri, 32enne di Trepuzzi; a Luca Spagnolo, 27enne di Lecce, 11 anni e otto mesi; Riccardo Buscicchio (40enne di Lecce), Gianluca Pepe (42 anni, leccese), sono stati condannati a 7 anni e nove mesi; Vincenzo Caretto (30enne di Trepuzzi), Cosimo Miglietta (26 anni di Trepuzzi), e Gianni Dolce, 31 enne residente a Lizzanello, a 8 anni; Stefano Ciurlia, 32enne di Carmiano, a 4 anni e otto mesi; Stefano Elia, di Torchiarolo, e Marco Malinconico, di Lecce, a 7 anni e sei mesi. Per un totale di 134 anni di carcere.
Altri quattro saranno processati con il rito ordinario. Si tratta della moglie di Salvatore Caramuscio, Simona Sallustio, 41enne di Lecce; Giuseppe Perrone, 38enne di Trepuzzi; Salvatore Perrone, 44enne di Trepuzzi e Marcello Carmine Tarantino, 59enne di Sternatia. Gli arresti furono eseguiti nel luglio del 2010.
Il gruppo avrebbe agito fra Lecce, Surbo, Squinzano e Trepuzzi, favoreggiando, almeno in principio, la latitanza di Salvatore Caramuscio, una volta ritornato in libertà per decorrenza dei termini (10 settembre del 2008, fu però poi ripreso dalla polizia l’8 marzo del 2009, a Cassano dove si era rifugiato) e ponendosi poi, secondo gli inquirenti, in linea di continuità diretta con la Scu per quanto riguarda altre questioni, dall’acquisizione della gestione o del controllo di attività economiche, fino al tentativo di ostacolare il libero esercizio del voto.
Il giudice per l’udienza preliminare, Nicola Lariccia, ha condannato a 16 anni di carcere Giosué Primiceri, 49enne di Trepuzzi, ritenuto un esponente di spicco del gruppo. Per Antonio Caramuscio (fratello di Salvatore) 37enne di Surbo, 8 anni e due mesi; Alessandro Ancora, 32enne di Giorgilorio, è stato condannato a 13 anni e sei mesi; stessa pena per Pietro Rampino, 58 enne di Trepuzzi; 12 anni per Leandro Luggeri, 32enne di Trepuzzi; a Luca Spagnolo, 27enne di Lecce, 11 anni e otto mesi; Riccardo Buscicchio (40enne di Lecce), Gianluca Pepe (42 anni, leccese), sono stati condannati a 7 anni e nove mesi; Vincenzo Caretto (30enne di Trepuzzi), Cosimo Miglietta (26 anni di Trepuzzi), e Gianni Dolce, 31 enne residente a Lizzanello, a 8 anni; Stefano Ciurlia, 32enne di Carmiano, a 4 anni e otto mesi; Stefano Elia, di Torchiarolo, e Marco Malinconico, di Lecce, a 7 anni e sei mesi. Per un totale di 134 anni di carcere.
Altri quattro saranno processati con il rito ordinario. Si tratta della moglie di Salvatore Caramuscio, Simona Sallustio, 41enne di Lecce; Giuseppe Perrone, 38enne di Trepuzzi; Salvatore Perrone, 44enne di Trepuzzi e Marcello Carmine Tarantino, 59enne di Sternatia. Gli arresti furono eseguiti nel luglio del 2010.
Il gruppo avrebbe agito fra Lecce, Surbo, Squinzano e Trepuzzi, favoreggiando, almeno in principio, la latitanza di Salvatore Caramuscio, una volta ritornato in libertà per decorrenza dei termini (10 settembre del 2008, fu però poi ripreso dalla polizia l’8 marzo del 2009, a Cassano dove si era rifugiato) e ponendosi poi, secondo gli inquirenti, in linea di continuità diretta con la Scu per quanto riguarda altre questioni, dall’acquisizione della gestione o del controllo di attività economiche, fino al tentativo di ostacolare il libero esercizio del voto.
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