Le lastre, che vedete nella foto, sono lì da martedì scorso - secondo quanto segnalatoci da alcuni abitanti della zona - e del fatto sono stati avvisati già Polizia Municipale e Comune che a loro volta hanno allertato la "Tradeco-Murgia Servizi Ecologici" per provvedere alla rimozione e smaltimento. Operazione che evidentemente richiede diversi giorni: nel frattempo il rischio incombe visto che le lastre sono in cattivo stato di conservazione e possono rilasciare fibre che, com'è noto, sono pericolose per la salute dell'uomo.

Ma al di là dell'immediata bonifica del luogo, occorre chiedersi il perchè non vengono fatte (o se vengono fatte, non se ne ha notizia) alcune semplici operazioni di controllo.
Nel 2005 su impulso dell'ASL fu svolto sul territorio cassanese - come in altri comuni - un Censimento della presenza di lastre o altri manufatti in amianto: ogni cittadino doveva denunciare la presenza di tali "prodotti" presso la propria abitazione o proprietà.
A che serviva tale censimento?
Lo si comprende, tra le altre cose, proprio oggi: a verificare se ad anni di distanza chi ha denunciato all'epoca la presenza di manufatti in amianto ne è ancora in possesso o meno. Basterebbe, cioè, andare a verificare se tutti coloro che hanno risposto al censimento, oggi sono ancora in possesso di quei manufatti o, in caso contrario, devono poter dimostrare - documenti alla mano - dove li hanno smaltiti. In caso contrario, dovrebbero scattare pesanti sanzioni.
Che ci vuole a far fare un controllo dalla Polizia Municipale? Che cosa costa al Comune fare un pò di verifiche?
Certo, forse non si risolverebbe tutto il problema ma qualcuno comincerebbe a pensarci due volte prima di attentare alla salute dei suoi concittadini, buttando come fossero normali rifiuti questi manufatti; tra l'altro facendo sopportare a tutta la collettività un costo economico non indifferente.
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Commenti
FATTA RICHIESTA AL COMUNE, CI HANNO DETTO DI RIVOLGERCI ALL'ASL!
poi sn loro che dovrebbero provvedere a far visionare da qualche chimico lo stato di conservazione dell'amianto e dare un tempistica per farlo smaltire in maniera corretta da qualche ditta autorizzata!!!
MA PER I GOVERNI ITALIANI SERVONO 100 ANNI PER SISTEMARE LA SITUAZIONE
E' fuorilegge da quasi vent'anni ma la sua presenza, anche nelle nostre case, è ancora molto alta e il rischio per la salute ancora attuale. L’amianto è nei tetti, nelle condutture, nei cassoni per la raccolta di acqua potabile, nelle canne fumarie o all'interno dei pavimenti vinilici e di mal d’amianto si continua a morire.
A diciotto anni dalla legge 257 del 1992 che lo metteva al bando, l'amianto è ancora molto diffuso in Italia e tanti siti contaminati attendono di essere bonificati. La stessa legge obbligava le Regioni ad adottare entro 180 giorni il Piano Regionale Amianto, un programma dettagliato per il censimento, la bonifica e lo smaltimento dei materiali contaminati.
Un aiuto all’eliminazione della fibra killer era contenuto nel Conto Energia bloccato dal decreto Romani: per chi voleva sostituire tetti e coperture in eternit e amianto con pannelli solari fotovoltaici, le tariffe incentivanti del nuovo . Ma il Governo ha bloccato tutto.
L'eternit non rappresenta un rischio per la salute se rimane integro, ma diventa pericoloso se è in cattivo stato di conservazione, usurato o rotto. Il direttore dell'Istituto Superiore per la Prevenzione (ISPESL), stima che l'amianto provochi circa 4000 decessi all'anno. Secondo il Registro Nazionale Mesioteliomi i più colpiti sono gli operai che lavorano la fibra, seguiti dai famigliari e dagli abitanti delle zone vicine ai grandi centri di pericolo, come Casale Monferrato. L'Agenzia dell'OMS per la ricerca sul cancro (IARC) classifica l'amianto come sicuramente cancerogeno per l'uomo, capace di provocare tumori della pleura (mesoteliomi), del polmone, della laringe, dell'ovaio. Inoltre lo IARC ritiene probabile che l'amianto possa provocare anche tumori dell'apparato digerente (faringe, stomaco, colon). Non esiste un limite di concentrazione delle fibre al di sotto del quale l'amianto possa considerarsi innocuo. A basse concentrazioni il rischio è minore, ma non diventa mai zero.
La malattia può manifestarsi anche quarant'anni dopo l'esposizione, per questo motivo gli epidemiologi prevedono che la mortalità per il più tipico dei tumori da amianto (mesoltelioma) aumenterà ancora, nonostante la proibizione al commercio, per raggiungere il picco all'incirca nel 2020.
L’amianto va ricercato negli edifici costruiti prima del 1992, anno della messa al bando del suo commercio. Gli organismi preposti ai controlli sono la ASL e l'ARPA. Il proprietario dell'immobile (in caso di condomini, l'amministratore) ha il dovere di segnalare alla ASL la presenza di amianto attraverso una scheda di censimento, in genere scaricabile dal sito Internet della Regione di appartenenza. Alcuni Comuni hanno avviato un proprio censimento utilizzando la medesima scheda inviata a tutti i cittadini.