Si sgonfia l'inchiesta giudiziaria che circa un mese fa ha coinvolto Franco De Grandi, il funzionario cassanese della Regione Puglia, accusato di aver chiesto e intascato tangenti da due imprenditori baresi.
Questa mattina il Giudice per le Indagini Preliminari ha revocato per De Grandi la misura degli arresti domiciliari cui era sottoposto dallo scorso 22 giugno: per il GIP non vi sarebbero motivi sufficientemente validi per confermare la misura restrittiva.
Secondo il GIP, “rilevato che, in relazione al seppur breve lasso di tempo trascorso dall’indagato in regime cautelare detentivo (seppur nella più blanda forma degli arresti domiciliari), alla sua personalità (trattandosi di persona del tutto incensurata), al buon comportamento tenuto dal medesimo in sede di esecuzione della misura cautelare, risultano da ritenersi, allo stato, attenuate le esigenze di tutela sociale già apprezzate nei loro confronti”. Dunque, per il gip si può “procedere alla revoca della misura detentiva, nonché, alla sostituzione della stessa con quella interdittiva della sospensione dell’esercizio di pubblico ufficio”.
L'inchiesta del sostituto procuratore Francesco Bretone, infatti, al momento e per quanto è dato sapere appare ferma: le perquisizioni di quello che per il quotidiano regionale "La Gazzetta del Mezzogiorno" era "il tesoro di De Grandi" si è rivelato un buco nell'acqua. Nulla, infatti, è stato trovato nonostante siano state passati al setaccio conti bancari e proprietà sia personali che dei congiunti.
A quanto sembra, il funzionario cassanese ha dato spiegazioni anche sulle intercettazioni telefoniche che sembravano adombrare un passaggio di denaro con i due imprenditori implicati nella vicenda, Walter Sisto e Francesco Morrone, già condannati per truffa dal Tribunale di Bari (mentre un terzo è stato rinviato a giudizio) per aver creato cinque consorzi turistici attivi solo sulla carta ma che avrebbero spillato alla Regione Puglia 3 milioni e 750mila euro.
Già nel primo interrogatorio di garanzia, Franco De Grandi aveva rigettato tutte le accuse: De Grandi avrebbe spiegato al magistrato "di essere solo una rotella dell'ingranaggio" molto complesso, fatto di controlli e verifiche incrociate fra i diversi uffici, presso l'Assessorato all'Industria e Innovazione Tecnologica. Tant'è che il potere decisionale sulla elargizione o meno dei finanziamenti non spetta al singolo funzionario ma ad una commissione.
L'inchiesta di Bretone, comunque, prosegue per accertare le accuse dei due imprenditori.
Questa mattina il Giudice per le Indagini Preliminari ha revocato per De Grandi la misura degli arresti domiciliari cui era sottoposto dallo scorso 22 giugno: per il GIP non vi sarebbero motivi sufficientemente validi per confermare la misura restrittiva.
Secondo il GIP, “rilevato che, in relazione al seppur breve lasso di tempo trascorso dall’indagato in regime cautelare detentivo (seppur nella più blanda forma degli arresti domiciliari), alla sua personalità (trattandosi di persona del tutto incensurata), al buon comportamento tenuto dal medesimo in sede di esecuzione della misura cautelare, risultano da ritenersi, allo stato, attenuate le esigenze di tutela sociale già apprezzate nei loro confronti”. Dunque, per il gip si può “procedere alla revoca della misura detentiva, nonché, alla sostituzione della stessa con quella interdittiva della sospensione dell’esercizio di pubblico ufficio”.
L'inchiesta del sostituto procuratore Francesco Bretone, infatti, al momento e per quanto è dato sapere appare ferma: le perquisizioni di quello che per il quotidiano regionale "La Gazzetta del Mezzogiorno" era "il tesoro di De Grandi" si è rivelato un buco nell'acqua. Nulla, infatti, è stato trovato nonostante siano state passati al setaccio conti bancari e proprietà sia personali che dei congiunti.
A quanto sembra, il funzionario cassanese ha dato spiegazioni anche sulle intercettazioni telefoniche che sembravano adombrare un passaggio di denaro con i due imprenditori implicati nella vicenda, Walter Sisto e Francesco Morrone, già condannati per truffa dal Tribunale di Bari (mentre un terzo è stato rinviato a giudizio) per aver creato cinque consorzi turistici attivi solo sulla carta ma che avrebbero spillato alla Regione Puglia 3 milioni e 750mila euro.
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L'inchiesta di Bretone, comunque, prosegue per accertare le accuse dei due imprenditori.
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