Un anno dopo, l’inferno è come te lo aspetti: alberi ancora bruciati, macchia mediterranea distrutta, una ferita nera sulla Murgia che chissà quando la natura provvederà a rimarginare, visto che l’uomo no è riuscito né ha voluto farlo.
Un anno fa, il 15 agosto 2008, si verificò il più grave incendio che abbia mai colpito Cassano a memoria d’uomo: 190 ettari di macchia mediterranea ed alberi andarono in cenere. E per poco non si sfiorò la strage: furono evacuate circa 2.500 persone dai borghi residenziali, dalla Foresta di Mercadante, dalla zona murgiana interessata dal fuoco.
Era da poco passato mezzogiorno quando le fiamme, appiccate volontariamente da una o più persone, a partire dalla vecchia strada per Altamura, si fecero strada lungo la lama che porta dritto alle strutture Oasi Santa Maria e Fondazione Maugeri, passando per Fra Diavolo. Il forte vento di scirocco, la temperatura al suolo di circa 40 gradi fecero il resto.
Un vero e proprio inferno che solo per miracolo fece molti danni ma nessuna vittima. Anche grazie al pronto e responsabile intervento del Corpo Forestale dello Stato, in allerta in quei giorni presso Mercadante, ai Vigili del Fuoco, alla Pubblica Assistenza di Cassano che assieme ai Carabinieri ed a tanti altri volontari di diverse associazioni provvidero ad evacuare i borghi, le suore dell’osa ed a dare l’allarme a Mercadante.
Altro miracolo: le fiamme scesero in basso, verso Nord rispetto al punto d’innesco: se avessero minimamente deviato a causa del vento o del mutare delle condizioni atmosferiche, oggi forse non avremmo più la Foresta di Mercadante, ridotta ad un cumulo di cenere.
Un anno dopo l’inferno, tutto o quasi è rimasto com’era.
I proprietari delle villette danneggiate dal fuoco hanno rimesso a posto le loro cose, il boschetto della Fondazione “S. Maugeri” ormai non c’è più, divelto dalle motoseghe perché orai irrecuperabile, la macchia mediterranea che vivacizza Fra Diavolo è nera come un pezzo di carbone.
Nulla di nuovo anche sul fronte delle indagini, all’epoca affidate al PM della Procura della Repubblica di Bari, Emanuele De Maria.
Ad un anno di distanza, con un video nelle mani della procura che dimostrerebbe due uomini che appiccano il fuoco, con un’indagine del RIS di Parma sugli inneschi utilizzati dai piromani e con un premio in denaro offerto dall’allora sindaco Giuseppe Gentile a chi avesse fornito indicazioni utili ad agguantare i piromani, ebbene: nulla si sa su chi sia stato o sul perché.
Solo ipotesi: un attacco frontale al Parco dell’Alta Murgia, si disse visto che l’area ricade interamente nel Parco. E questa sembra quella più accreditata.
A noi, dopo le polemiche politico-amministrative, il rimpallo delle responsabilità e un’inutile caccia all’uomo, resta solo un anno passato senza che nulla si sia mosso.
Vedere per credere.
Un anno fa, il 15 agosto 2008, si verificò il più grave incendio che abbia mai colpito Cassano a memoria d’uomo: 190 ettari di macchia mediterranea ed alberi andarono in cenere. E per poco non si sfiorò la strage: furono evacuate circa 2.500 persone dai borghi residenziali, dalla Foresta di Mercadante, dalla zona murgiana interessata dal fuoco.
Era da poco passato mezzogiorno quando le fiamme, appiccate volontariamente da una o più persone, a partire dalla vecchia strada per Altamura, si fecero strada lungo la lama che porta dritto alle strutture Oasi Santa Maria e Fondazione Maugeri, passando per Fra Diavolo. Il forte vento di scirocco, la temperatura al suolo di circa 40 gradi fecero il resto.
Un vero e proprio inferno che solo per miracolo fece molti danni ma nessuna vittima. Anche grazie al pronto e responsabile intervento del Corpo Forestale dello Stato, in allerta in quei giorni presso Mercadante, ai Vigili del Fuoco, alla Pubblica Assistenza di Cassano che assieme ai Carabinieri ed a tanti altri volontari di diverse associazioni provvidero ad evacuare i borghi, le suore dell’osa ed a dare l’allarme a Mercadante.
Altro miracolo: le fiamme scesero in basso, verso Nord rispetto al punto d’innesco: se avessero minimamente deviato a causa del vento o del mutare delle condizioni atmosferiche, oggi forse non avremmo più la Foresta di Mercadante, ridotta ad un cumulo di cenere.
Un anno dopo l’inferno, tutto o quasi è rimasto com’era.
I proprietari delle villette danneggiate dal fuoco hanno rimesso a posto le loro cose, il boschetto della Fondazione “S. Maugeri” ormai non c’è più, divelto dalle motoseghe perché orai irrecuperabile, la macchia mediterranea che vivacizza Fra Diavolo è nera come un pezzo di carbone.
Nulla di nuovo anche sul fronte delle indagini, all’epoca affidate al PM della Procura della Repubblica di Bari, Emanuele De Maria.
Ad un anno di distanza, con un video nelle mani della procura che dimostrerebbe due uomini che appiccano il fuoco, con un’indagine del RIS di Parma sugli inneschi utilizzati dai piromani e con un premio in denaro offerto dall’allora sindaco Giuseppe Gentile a chi avesse fornito indicazioni utili ad agguantare i piromani, ebbene: nulla si sa su chi sia stato o sul perché.
Solo ipotesi: un attacco frontale al Parco dell’Alta Murgia, si disse visto che l’area ricade interamente nel Parco. E questa sembra quella più accreditata.
A noi, dopo le polemiche politico-amministrative, il rimpallo delle responsabilità e un’inutile caccia all’uomo, resta solo un anno passato senza che nulla si sia mosso.
Vedere per credere.
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