Già l’Inno di Mameli, suonato dalla banda di Cassano dell'Associazione "Santa Maria degli Angeli" e cantato a squarciagola da 300-400 persone ha fatto presagire che – come ha detto poi il sindaco Maria Pia Di Medio – “quella di oggi è una data storica: voi potrete dire, fra cinquant’anni: io c’ero”. In effetti, pur tra le comprensibili difficoltà logistiche dovute alla ristrettezza degli spazi, la mattinata è stata un susseguirsi di emozioni e sensazioni quasi mai retoriche, sempre e comunque spontanee e reali.
Ad aprirla, un breve discorso del sindaco che ha lasciato più d’uno fra i presenti abbastanza sorpreso ma come sempre la Di Medio ai discorsi di circostanza o di convenienza preferisce quelli che nascono dai sentimenti. “Oggi dobbiamo dire alcune cose – ha esordito la Di Medio – che qualcuno per vergogna o per imbarazzo preferisce non dire. Ovvero di come questa parte d’Italia, il Sud, è stata “annessa” ad un altro Regno, quello piemontese, che certamente non ci ha accolti a braccia aperte”. E proseguendo sulla scia cara a scrittori “sudisti” come Pino Aprile e il suo “Terroni”, ha elencato tutta una serie di motivi per cui oggi partiti come la Lega Nord (che, però, non ha mai citato) puntano a distinguere le due parti del Paese, a sottolineare le differenze, a spaccare la patria. Ricordando Mazzini e D’Azeglio, la Di Medio ha detto che “ancora oggi la loro lezione è valida e attuale: fare dell’Italia un popolo unico, aperto all’Europa” dunque adesso, ancora oggi “bisogna fare gli italiani”.
Applausi a scena aperta – con qualche professore del Liceo che si chiedeva se questo era o no un sindaco targato PdL - quando poi il primo cittadino ha citato Antonio Gramsci e il suo “La questione meridionale” (1921) invitando “tutti noi, senza vergogna o remissività, ad essere liberi e fieri delle nostre origini e della nostra storia e cultura; un Sud e un Nord, liberi in una Italia unita”.
L’Assessore alla Cultura Pierpaola Sapienza ha poi introdotto i diversi gruppi e scuole che si sono esibiti sul palco, parlando dei giovani che erano lì come di “una nuova primavera, un nuovo Risorgimento”.
E’ stata, dunque, la volta della prof.sa Pesce che ha diretto un gruppo musicale della Associazione “Al Bosco Sonoro” nella esecuzione di alcuni brani; quindi il maestro Roberto Angiulo con un coro dei bambini del Circolo Didattico “A. Perotti” ha eseguito brani della tradizione italiana così come il coro dell’Università della Terza Età che per l’occasione ha indossato al collo fazzoletti tricolori. Ancora musica e canti con i ragazzi della scuola Media diretti dal prof. Chimienti e danze rumene, albanesi e colombiane che, come ha spiegato la prof.sa Lillo, danno il segno della integrazione nella società italiana di tanti studenti delle Medie che provengono da altri paesi.
La parte finale della giornata è stata appannaggio dei Liceali: sullo sfondo di una “Invettiva all’Italia” di dantesca memoria, ma aggiornata al 2011, l’insegnante di canto Marika Spadafino ha diretto alcune bravissime ragazze in alcuni brani vecchi e nuovi della musica leggera italiana. E’ stato il Lions Club di Cassano, presieduto dalla prof.sa Maria Simone, infine, a chiudere la parte spettacolare della manifestazione scandendo a più voci, con alcuni ragazi del Liceo, alcuni degli articoli più importanti della Costituzione Italiana, “punto di svolta – ha detto la stessa Simone – della nostra identità nazionale che è ancora in divenire”.
Per finire, sono stati premiati dall'Assessore alla Pubblica Istruzione Angela Contursi, i ragazzi che hanno partecipato al Concorso indetto dal Comune per disegnare un manifesto per l’Italia.
Nelle immagini di Angelo Petruzzellis e Giuseppe Ferrante le immagini salienti della giornata.
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è evidente che ti brucia, scommetto che eri con zeverin... - Santeramo e Gioia del Col...
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Commenti
Gianleo.L
1) seppur veritiero, il rischio della massa, oggi, a 150 anni di distanza, è quello di "utilizzare" il libro per vestire nei panni dei "mostri" i piemontesi e nei panni della "povera gente" i meridionali, atteggiamento tipico del meridionalismo piagnone e del revisionismo a tutti i costi.
2) in 150 anni i nostri avi ITALIANI, meridionali e non, si son ritrovati più volte a combattere e a gettar sangue per l'Italia e il tricolore...amare il tricolore ed esserne onorati è anche un dovere morale da parte nostra e una forma di rispetto per i nostri avi.
Amedeo Venezia
AUGURI ITALIA!!!
UNA, UNICA, UNITA.
I T A L I A
di giustizia, e come il nostro SUD ha pagato con il sangue "l'unità d'italia".
I "grandi" piemontesi per pagare i loro debiti hanno sterminato interi paesi,deportato soldati meridinali nei lager di Fenestrelle a quasi duemila m. di altezza sulle montagne piemontesi, strupate donne, uccisi bambini... tutto per il LORO TORNACONTO! Perchè festeggiare se non c'è neanche un monumento che ricordi gli eccidi per fare l'unità?